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La Pointe du Raz e gli inclementi scogli

Dal nostro campo base di Quimper, nel bellissimo alloggio di Danielle, possiamo proseguire con l’esplorazione del Finistere, la regione più occidentale della Bretagna, la fine della terra appunto. La prima tappa ci porta nel luogo comunemente considerato come il punto più occidentale della Bretagna, e della Francia intera. La Pointe du Raz.

In realtà, la Pointe du Raz non è l’estremo occidentale francese, primato che spetta alla Pointe de Corsen, poco più a Nord, ma la storiografia e la tradizione popolare, hanno consegnato a la Pointe du Raz  tale ruolo.

La mappa della Pointe du Raz

La Pointe du Raz è un promontorio che si affaccia sul mare Iroise sulla costa atlantica francese, sotto la municipalità di Plogoff. La scogliera raggiunge un’altezza massima di 72 mt. ed è costantemente soggetta alle forti correnti che si infrangono contro la roccia (Raz, di origine probabilmente norrena, veloce, rapido)

Ad 8 km dalla punta, separato da un tratto di mare chiamato le Raz de Sein, si staglia l’Ile de Sein.

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I tre fari sul Raz de Sein

La Raz de Sein, è temuta sin dai tempi antichi. Le forti correnti e gli scogli inclementi rendono difficile e pericolosa la navigazione. Per questo nel 1882, iniziò la costruzione del faro di La Vieille, situato su un isolotto di fronte alla punta, a cui  vennero poi aggiunti il faro di Turelle de Plate e il faro della Ile de Sein.

La Pointe du Raz entrò a far parte dei “grande site de france” nel 2004. In tale occasione, il sito venne completamente rivalutato. Vennero demoliti due alberghi e il parcheggio spostato un kilometro più verso l’entroterra. Con lo sviluppo di nuovi sentieri, i numerosi visitatori furono inibiti dal muoversi a ventaglio per la zona, permettendo così la conservazione dell’ecosistema della scogliera.

Da allora l’erica è ricresciuta rigogliosa, creando dei dipinti rosa e viola, con l’oceano come sfondo.

La giornata alla Pointe du Raz

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L’area parcheggio della Pointe du Raz

Il ricordo che ho della prima visita alla Pointe du Raz , negli anni novanta, poco più che bambino, consiste in un impenetrabile banco di nebbia che impediva di distinguere pochi metri di fronte a sé.

Nell’estate 2017, la giornata è decisamente migliore, seppur nuvolosa. Da Quimper, in circa un’ora, si raggiunge il parcheggio della Pointe du Raz (a pagamento e preso d’assalto dai turisti).

Numerosi sentieri si diramano dal centro visitatori, ma tutti conducono alla statua dedicata alla Nostra Signora dei Naufraghi, eretta di fronte al promontorio. Fino alla statua i sentieri sono larghi e sicuri, immersi nell’erica e lontani delle scogliere a strapiombo. Per raggiungere la punta però, il cammino si trasforma in uno stretto lembo di terra che si inerpica tra gli scogli; i cartelli informano di proseguire a proprio rischio e pericolo.

Lascio quindi Valery e Siggy a giocare sui gradini della statua della Madonna, inoltrandomi tra le rocce, schivando i turisti che pasteggiano su di esse. L’elevato numero di turisti, e l’inciviltà di alcuni di essi, tolgono in parte l’impatto scenico del luogo. La stessa sensazione provata alla visita dei Menhir di Carnac. Ad ogni modo, la vista della scogliera a picco sull’Oceano, il faro del XIX sec. e l’Ile de Sein sullo sfondo, regalano bellissime foto.

Ma, in un attimo, percepisco una vibrazione nella forza.

Mentre ritorno sui miei passi mi giungono dei lontani lamenti. Prima flebili ed indistinti, poi, via via che mi avvicino alla Madonna, più chiari ed inconfondibili. Le grida disperate di un bambino. Di Sigfrido.

Scorgo Valery che tiene stretto in braccio Siggy urlante. Il suo visino, tumefatto e sanguinante. Una sconsolata e sconvolta Valery mi racconta come, all’ennesimo sali e scendi dai gradini della Nostra Signora dei Naufraghi, il piccolo Siggy scivolasse, sfracellandosi di faccia sulla pietra della Pointe du Raz.

Dopo aver disinfettato le ferite, e fatto calmare il piccolo Siggy, convinco la provata Valery ad andare a vedere il promontorio, mentre io coccolo il pargolo.

Nei giorni a venire, Siggy si porterà in volto i segni della caduta, apostrofato dai divertiti bretoni come il est tombé, un’altra vittima, degli scogli della Pointe du Raz.

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