Israele - vecchia stazione ferroviaria di gerusalemme _Featured

Israele – Volo e arrivo a Gerusalemme

Il volo a Tel Aviv con El-Al

Partenza dall’aeroporto di Milano Malpensa alle ore 12.50, Ottobre 2016. Per una serie di coincidenze a me fortuite, ho potuto partecipare al matrimonio di Aaron e Anna, prendendo le veci di mio padre, impossibilitato al viaggio per motivi di lavoro. Accompagno quindi mia madre, e con noi c’è Paolo, un amico di infanzia dello sposo. Voliamo con la El Al, la compagnia aerea più sicura al mondo. I controlli per poter salire sull’aereo, sembrano dimostrarlo:

  • Metal detector all’ingresso dell’area check in dedicata (nella quale sono presenti anche altre compagnie “a rischio”, come l’americana Delta Airlines).
  • Intervista individuale nella quale vengono analizzati i motivi del viaggio
  • Check In.
  • Metal detector agli imbarchi e controllo passaporti.

Credo, all’intervista individuale, di essere stato erroneamente valutato come appartenente alla comunità ebraica milanese, in quanto il colloquio non è stato troppo “brutale” (forse merito della mia fantastica pronuncia delle parole “Hava Nagila” quando mi è stato chiesto se parlassi ebraico…).  Sfortunatamente, Paolo non deve essere incappato nella stessa svista da parte del controllore. Dopo un’intervista di 40 min. (durante la quale gli è stata chiesta persino la dimensione del proprio negozio…) gli è stato consegnato un foglio con il quale si sarebbe dovuto presentare ad un ulteriore controllo in cui guardie armate, avrebbero minuziosamente analizzato il bagaglio a mano, le buste del duty free, e chissà cos’altro… L’ho ritrovato, sconvolto, solamente sull’aereo. 

Dopo 4 ore di volo, atterriamo all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Il più grande aeroporto di Israele, presenta le principali caratteristiche dei grandi aeroporti internazionali, come la vastissima selezione di negozi d’abbigliamento, boutique di lusso, punti ristoro. All’area arrivi, dopo un attimo di attesa, si palesa il nostro autista, che ci accompagnerà, nel tragitto di una durata di un’ora, a Gerusalemme.

Verso Gerusalemme

Non è proprio l’orario di uscita dagli uffici, ma c’è comunque traffico, forse causato anche dalla prima pioggia che ritorna dopo 5 mesi di siccità (giusto per accoglierci). Ma né il traffico, né la pioggia, impensieriscono il nostro autista, che ci fa intendere immediatamente come la guida israeliana non sia molto attenta a limiti e regole. Così, tra sorpassi sulla destra, accelerazioni smodate e repentini cambi di direzione, ci immettiamo in autostrada. Dai finestrini del veicolo, osservo il paesaggio serale.

La strada è spesso costeggiata da alti muri, che precludono la vista. Mi viene detto che siano muri edificati per evitare che i palestinesi lancino pietre sulle auto in transito; Ad un certo punto, costeggiamo una recinzione, oltre la quale si intravedono covoni di filo spinato, illuminati da potenti riflettori e sovrastati da torrette militari. In fondo alla vallata, un villaggio, buio, con solo qualche timida lampada ad illuminare le strade deserte. Sembra un villaggio fantasma. Superato il demoralizzante paesaggio, attraversiamo un checkpoint presidiato da mitra spianati, per avvistare le prime luci di Gerusalemme sulle colline di fronte a noi. 

Arrivati ad un semaforo nella zona istituzionale della città, una voce alterata dal suono del megafono ci intima, come immagino, di lasciare spazio. La pattuglia della polizia ci sorpassa, seguita da altre, e da diverse auto nere tutte identiche. L’autista ci dice trattarsi di Netanyahu, diretto alla propria residenza. Difatti, tutte le strade intorno alla casa del presidente sono bloccate da soldati con immancabili mitra, rendendo necessarie tutte le conoscenze stradali del nostro autista per portarci al Dan Boutique Hotel.

Per cenare ci viene consigliato di andare alla vecchia stazione ferroviaria ristrutturata, ora diventata centro di localini e musica dal vivo. Soldati non si vedono, ma solo giovani, cameriere carine e gentili, e buon cibo (abbiamo mangiato una sorta di gnocco fritto ripieno di uova e patate con salsa piccante, e pescato del giorno) ed una buona IPA locale. 

Ma tutta questa allegria mi porta a pensare. Sembra in contrapposizione alla militarizzazione avvertita durante il tragitto dall’aeroporto. Oppure, la gioia e la voglia di vivere deve essere il sentimento maggiormente si ricerca durante le situazioni di assedio, quando tutto il mondo intorno ti odia. Non entrando nella spinosa questione israeliano palestinese, la prima impressione su Israele è stata appunto di un paese militarizzato, sotto assedio, con la necessità di controllare e di mantenere la propria sicurezza.

Con ancora il sapore e la leggerezza delle due IPA rifletto e mi addormento con questi pensieri, aspettando di vedere finalmente la Città Santa, la Gerusalemme infinitamente declamata, desiderata, combattuta, conquistata.

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