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Il decadente fascino dell’Abbazia di Beauport

Tra i tanti aspetti affascinanti della Bretagna, uno è rappresentato dalla forte influenza religiosa che si intreccia con la regione. Si percepisce nello stile gotico delle chiese, dalle grandi cattedrali alle piccole parrocchie di paese, nei numerosi calvari che si incrociano lungo le strade, o nelle abbazie abbandonate invase dall’edera.

Di quest’ultime, tra le più conosciute, è l’Abbazia di Beauport a Paimpol.

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Abbazia di Beauport

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Abbaye de Beauport: 48.767600, -3.019060

Abbazia di Beauport - la Storia

Fondata nel 1202, l’Abbazia di Beauport ebbe, per circa tre secoli, un ruolo centrale nella regione. Grazie alla posizione strategica, affacciata sul canale della Manica, l’abbazia prosperò nel commercio marittimo, e nell’accoglienza dei pellegrini in arrivo dalle isole britanniche. Fino al 1500 gli abati dell’abbazia si arricchirono, a beneficio anche della popolazione locale.

La grande ricchezza attirò le avidità di nobili ed ecclesiastici. A partire dal 1532, l’abbazia venne assoggettata sempre più alla corona francese, fino alla totale cessione delle entrate alle casse reali. I canonici persero i loro privilegi, e gli abati iniziarono a non risiedere più nel monastero, tanto che gli edifici del complesso non furono più mantenuti. A poco a poco, le strutture andarono in rovina, l’acqua invase gli spazi. L’abbazia sopravvisse di stenti fino agli albori della rivoluzione francese, nel 1790, quando venne chiusa a seguito del decreto di soppressione delle case religiose.

L’abbazia venne così  acquistata da privati. Nel XX sec. Beauport venne convertita in distilleria di sidro di mele, attività che perdura tuttora. Dal 1992, con il passaggio di proprietà all’ente pubblico di conservazione del litorale francese, il Conservatoire du Littoral, iniziarono grandi lavori di restauro, permettendo all’Abbazia di Beauport, di tornare ad essere un luogo ampiamente frequentato, seppur da turisti alla ricerca del decadente fascino delle rovine.

Un giorno di pioggia all'Abbazia di Beauport

Giungiamo al parcheggio dell’abbazia sotto un cielo grigio, carico di pioggia. Forse il cielo migliore per visitare l’Abbazia di Beauport. Il senso di rovina e abbandono, viene amplificato dal cielo plumbeo. Imponente è la testimonianza della forza distruttrice del tempo sulle opere umane, che ritornano lentamente in possesso della natura.

Passato il banco ticket (prezzo 6 € adulti, 3,50 € ridotto), si può recuperare numeroso materiale informativo. Si viene introdotti alla storia dell’Abbazia, per poi uscire all’aperto ed esplorare tutta l’area.

I ruderi hanno un fascino unico.

Dell’antica chiesa si possono ancora osservare le navate e la facciata ovest, mentre il tetto è crollato e la vegetazione ha ripreso possesso del luogo un tempo dedito alla preghiera.  Ogni angolo è un ritratto dell’opera dell’uomo rivendicata, e riconquistata, dalla natura. Da luogo che fu il refettorio, si ha una bellissima vista del mare incorniciato dalle rovine di pietra.

L’ampia Salle au Duc, luogo in cui venivano alloggiati i pellegrini in viaggio, possiede ancora il tetto a volta, ma gli intonaci e i pavimenti sono tutti in rovina, rendendo difficile credere che la stanza fosse un luogo di convivenza.

Sempre all’interno della struttura dell’abbazia, affacciate sul grande chiostro, sono presenti le cucine, e le sottostanti cantine.

All’esterno, invece, si sviluppa un bellissimo meleto, dai cui frutti si produce il sidro dell’abbazia. Il frutteto è uno dei posti più piacevoli del complesso. Bellissimi meli, di varie dimensioni, e dall’aspetto totalmente naturale, diversamente dai meleti sfruttati intensivamente (come ad esempio in Val Venosta)

Nel mentre le nuvole si diradano, liberando un pallido sole.

È il momento di lasciare l’abbazia di Beauport. Di lasciarla alla natura, e al suo lento processo di riconquista.

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